Nettarine di qualità? Nessun dubbio, sono quelle di Fabrizio.

Nettarine di qualità? Nessun dubbio, sono quelle di Fabrizio.

Sono arrivata da Fabrizio di buon mattino. Ho percorso la Via degli Orti nella direzione mare fermandomi a metà strada, nelle campagne vicino a Forlì, chiamate giustamente Terre del Sole, culla delle pesche e delle nettarine.
Qui la frutta è regina, per qualità dei terreni, sole e aria e per la tenacia e la competenza di chi la lavora.
Qui Fabrizio Rabiti, socio del Consorzio Agribologna, produce pesche, nettarine, susine e non solo.

Qui c’era suo padre che, nel 1961, comprò tre ettari di terra e li mise a pesco. Veniva dalla montagna forlivese e Fabrizio, come tanti negli anni ’80 e ’90, dopo la scuola andarono in “fabbrica”, chi come operaio, chi come impiegato. 
La terra era un sottofondo, lo spazio della sera per aiutare il padre, il podere di famiglia, un capitale, forse un’opportunità.

Per Fabrizio è stato tutto questo, e nel 2013 ha deciso di ritornare alla terra. Ha lasciato il posto di lavoro fisso, caldo e accogliente dell’ufficio e si è promosso agricoltore. Ha preso in affitto altri campi, circa 60 ettari, li ha messo a dimora piante da frutto: peschi, meli, kiwi, susini, albicocchi, vigna e frumento.
Anche la moglie l’ha seguito, si è dimessa dal lavoro e oggi segue 4 ettari di serre dove si coltivano verdure e ortaggi e le vende direttamente, gestendo lo spaccio al consumatore finale.

Un pesco carico di nettarine
Un pesco carico di nettarine

Visto il mio interesse per le nettarine, ci incamminiamo verso la zona di produzione ed è uno spettacolo passare in mezzo a questi filari di alberi pieni di frutti. Consiglio sempre di andar per campi e vedere come la natura è generosa con chi la tratta bene. Capisci il senso favoloso dei giardini dai frutti d’oro, del paradiso terrestre e di tutto ciò che il racconto della mitologia ci ha tramandato. Capisci che la frutta non è quella che vedi e compri al supermercato.

“Ho cercato di mettere in piedi un’azienda diversificata, mi racconta Fabrizio, qui la vocazione naturale dei terreni è per produrre pesche e nettarine, ma ho messo a dimora anche mele fuji e golden, albicocchi e susini, per non avere i rischi della monocoltura, spesso collegati alle malattie che colpiscono le piante come l’armillaria, il fungo che colpisce il melo e il susino o la sharka che attacca il pesco”.

Poi la diversificazione aiuta anche nelle variazioni dei prezzi del mercato: “quest’anno, conferma preoccupato Fabrizio, abbiamo molte pesche e nettarine, e i prezzi sono partiti bassi, e l’esperienza ci dice che poi è difficile risalire”.

Nettarine
Un primo piano delle nettarine di Fabrizio

Intanto siamo arrivati ai filari di nettarine che sono in procinto di essere raccolte.
“Queste sono nettarine bianche, una delle varietà migliori, la Romagna Red, di forma rotonda, simmetrica, con apice incavato, pelle rosso sfumato, brillante, sul 80-90% della superficie. Polpa bianca con leggera colorazione antocianica, arrossata al nocciolo, consistente. Dolci, con un grado brix molto elevato, molto buone.”

“Come sempre, aggiunge Fabrizio, per quanto sono buone per quanto sono belle  , spesso ti lasciano a piedi, sono più difficili da coltivare, ma ne vale la pena, hanno un valore aggiunto. Semmai il problema è sempre il mercato, che non riconosce le differenze di qualità con conseguenti differenze di prezzo tali da giustificare l’investimento iniziale e la cura nel tirare su la pianta”.

“Io ho tutte nettarine di qualità, di varietà Romagna, sia a pasta gialla che a pasta bianca, perchè vorrei che si distinguessero sul mercato. Altri miei colleghi preferiscono prodotti meno complicati da produrre, ma qui hai la soddisfazione di fare un prodotto diverso che non tutti hanno.”

La frutticoltura italiana ha fatto molti errori in passato, spingendo l’esportazione con prodotti di minor qualità, mandando via in Germania o in Norvegia, pesche e nettarine raccolte acerbe, per avere prezzi competitivi. Poi i consumatori non le vogliono e così si pagano le conseguenze di queste decisioni.
“Questi alberi, di qualità, fanno anche 30 kg di nettarine, ma quest’anno a 30 centesimi al kg non ti assicurano la soddisfazione che vorresti avere, perché quando vanno sul mercato e il consumatore li paga sempre lo stesso prezzo, sia che ci sia abbondanza o meno.”

Pronte ad essere raccolte
Pronte ad essere raccolte

In effetti se le guardi da vicino queste nettarine sono veramente belle ed è straordinario come aderiscono ai rami dell’albero, non pendono come altri frutti, l’abbracciano, sono una cosa sola. Il loro colore è un rosso profondo. Ne stacco una, la tengo in mano e sento che la sua rotondità aderisce alla mia mano. Aspetto a mangiarla, ma la voglia è di farlo lì, subito.

D’altra parte la frutta andrebbe raccolta e messa in vendita dopo poche ore, un giorno, due al massimo. La diffusione, le regole del mercato, la distribuzione verso terre più lontane, ha ribaltato queste abitudini. Il risultato è che acquisti un prodotto non pienamente maturo e quindi non al suo massimo di profumo, di sapore, di gusto.

Nostalgia del passato? “Forse, ma da questi errori, come dice Fabrizio, si può rimediare con gli strumenti e le tecnologie che abbiamo a disposizione, riabituando i partner commerciali e i consumatori a distinguere fra il prodotto di massa e il prodotto di qualità, come questo, che il Consorzio Agribologna commercializza con la propria rete, sia verso i grossisti e il dettaglio tradizionale, che verso la GDO.”

Un’iniezione di fiducia e ottimismo che Fabrizio mi trasferisce.

Il mio tempo è scaduto, il sole è sempre più alto e il caldo aumenta. Lascio Fabrizio al suo lavoro, al raccolto e mi godo le sue nettarine, magari mettendole in insalata con altra frutta o da sole, come si è sempre fatto in casa, con un goccio di vino fresco e leggero.

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